23,Luglio,2008

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La spiaggia bianca e ventilata sull’atlantico dove sarò sdraiata a collassare fra trentanove giorni.
Il fatto che questi trentanove giorni sono comprensivi di sabati e domeniche.
I vasetti zen.
La cana quando mi guarda e ride.
L’idea che prima o poi mi chiamerà l’uomo della bicicletta.
Il caldo porco che ci sarà sullo stradone tra un’ora e trentacinque minuti.
La strada già fatta.
Il riso in bianco che mi curerà il pancino questa sera, insieme alla poltrona e al plaid.
Giuro, il plaid.
Sapere che se mi fermo un attimo, se non metto mille cose in cantiere, se accetto il fatto che è estate e la gente e anche io d’estate si riposa, non succederà niente.
Non un maremoto.
Non una tempesta di sabbia.
Non una piccola tragedia che mi spaccherà le gambe definitivamente.
Non è un film americano dove io sono un pulmann con una bomba sopra e non devo scendere mai sotto i duecentallora, se no la bomba esplode.
Perchè la verità è che non mi sono mangiata nessuna bomba.
Ma erano le cose che mi piacciono.
Quindi Villetta di Negro scoperta da poco.
L’idea che, per quanto questi pomeriggi siano troppo azzurri e lunghi, se ci sono o non ci sono non è la stessa cosa. Spesso c’è gente incazzata nera, stanca, triste che entra qui.
Un giorno eravamo con mia madre in un enorme negozio di elettrodomestici, doveva comperarsi il telefonino.
Al banco dei telefonini c’è una mia utente e io faccio di tutto per evitarla.
Buffo Rain Man.
Lei, invece, è decisa, ci punta contro e io devo mettere su il sorriso dell’ufficio. E quella comincia: “Ma tu sei quella dell’ufficio di collocamento”.
E io mi stavo preparando già a risponderle che nain, io turista tettesca di Cermania senza telefoninen, ia.
Ma lei non mi dà il tempo e risucchia mia madre in un quarto d’ora di monologo su quanto sono gentile e professionale.
E mia madre ascolta e sorride.
E io penso, vabbè. Bastava pochissimo per farla contenta.
Peccato non averlo scoperto prima.
Ma eravamo alle cose che mi piacciono. L’odore dell’erba tagliata.
Un bacio a lungo desiderato.
i ravioli di ortiche.
Trovare una ricetta di cui andare orgogliosa.
L’odore el bucato stirato.
L’odore del bucato stirato da qualcun altro, soprattutto.
Trovare le acciughe per metterle sotto sale.
Il momento preciso in cui realizzi che ti è passato il mal di testa.
La mia gatta quando mi dà le testate.
La riunione del teatro di settembre in cui, se riesco.
I film di fumetti col Puntoggì.
Pensare che, male che vada, c’è sempre un cinema. C’è sempre un’amica, c’è sempre il mare, c’è sempre il tempo che, per quanto lento, passa.
C’è sempre le dita sulla tastiera, anche se non sono diventata una pianista, come sognava mia madre.
Anche se in due anni ho imparato a suonare Sur le pont d’Avignon.
C’è sempre una tastiera su cui passare il tempo e scoprire che mancano cinquanta minuti.
Quarantotto.
La mia pancia mi sta lasciando. Sento come se c’è Alien che ci si rotola dentro.
Un plaid, il riso in bianco, un film.
Stasera è di scena Stephen King in vico dell’olio.
Mentre preferirei star bene e uscire tutta la sera.
C’è anche questo, che non vorrei mai star male.
Ti sei mangiata il fottuto Bianconiglio?
Stai a cuccia, una sera.
Il nulla che avanza non si mangerà il tuo mondo.
Sarà tutto lì, il giorno dopo.
E tu avrai dormito.
Non manca molto.
Mezzoretta.
E va meglio anche la claustrofobia.

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Ieri, dopo la manifestazione in piazza Alimonda ero una donna tutta acciaccata dall’umido, dal tempismo assassino del mio medesimo ciclo, dalla commozione e dalla cana che in questi giorni è noiosa causa eritema da allergia.
Allora il Chimico mi ha portata sulle chiatte a prendere il fresco del tramonto e mi ha comprato la guida del Marocco, per cominciare a sognare.
Ed è lì, seduti in mezzo a una cornice di traghetti, cefali e gabbiani, che l’abbiamo scoperto.
Prendiamo in pieno i primi quindici giorni di Ramadan.
Mica i secondi quindici, che, almeno, alla fine c’è la festa.
I primi quindici di penitenza, digiuno e preghiera.
In cui il Chimico ha realizzato di non poter mangiare, nè bere, nè fumare in pubblico.
E io non me lo dimenticherò mai lo sguardo con cui si è girato a guardarmi, nonappena ha finito di leggere il paragrafo “Festività religiose”.
Perchè forse poteva sopravvivere al caldo.
Ma il Ramadan non me lo perdonerà mai.

La prima cosa più bella che ha inventato Dio sono i compiuteri portatili, così, d’estate, le ragazze non devono scegliere tra portare fuori il cane e cazzeggiare su internet, ma possono cazzeggiare direttamente su una bella panchina all’ombra.
La seconda cosa più bella sono le chiavette per andare su internet, perchè, da solo, il computero portatile non basta.
Quello che, invece, fa vacillare la mia fede è il blocco-poppap.
Perchè la vita è così ingiusta che non posso usare msn neanche qui?
Come si concilia l’idea che la maledizione del CED mi segua anche nei pomeriggi liberi con quella di un Dio buono, perfetto e onnipotente?
E, se esiste Dio, come può permettere un’ingiustizia simile?
Aiutami Signore, perchè la mia mente è troppo piccola per concepire un mistero come questo.
Sorreggimi mentre schiacchio ostinatamente “ELIMINA BLOCCO POP-UP” ma non succede niente.
Dio dell’Informatica, creatore di tutte le cose che ci stanno dentro lo schermo, fautore di tutti gli aggeggi che si attaccano, signore dell’input e dell’output. Vieni in mio aiuto. Guarda con benevolenza questa tua figlia disperata e aiutala a non perdere la fiducia nella tua inesauribile misericordia…
Cheffaccio? Chiudo tutte le finestre e riavvio???

Qualcuno può mandare un messaggio alla Nessi e dirle che ho risolto con la bici?
Che vado a prenderla a Livorno. E Livorno ci arrivo senza problemi.
E che spero che stia bene.
E che si ricordi la promessa che mi ha fatto riguardante il sacco a pelo.
E il proprietario del sacco a pelo, in questo momento, forse starà leggendo e si starà chiedendo se lo rivedrà mai. Intero, dico. E dico non ti preoccupare, c’entra niente.
PERò RESTITUISCIMI IL LIBRO DEL SILENZIO DEGLI INNOCENTI.
Ma questo non c’entra con il sms.
Perchè io ho il telefonino screditato e devo uscire dall’ufficio di corsa, che mi aspetta il dentista.
Probabilmente mi prenderà il calco dei denti.
E io vomiterò l’anima.
Umpf.
Menomale che domani è venerdì…
Fra cinque minuti questa bicicletta sarà mia.
Non è bellissima?
L’ho vinta a 9 euri e 50 su e-bay.
L’unico problema è che quel giorno che alle elementari facevano la Toscana io ero assente perchè avevo il morbillo.
Così finisce che confondo Massa Carrara con Grosseto, tipo.
E penso che Grosseto sia dietro l’angolo.
Solo Ritiro? No problema, vengo a prendermela col treno.
E invece il viaggio costa più che andare a Parigi con la Ryanair.
Ecco, devo andare a Grosseto a prendermi la bicicletta.
E non so come fare.
Suggerimenti?
Vabbè, non è che nel giorno in cui tutta l’Italia civile è indignata io parlo solo dei cavoli miei.
Ve lo dico che sono indignata anche io.
E anche protesto.
Questa è la mia vita.
Mi rendo conto che sembra una canzone di Ligabue.
Ma sta di fatto che è questa ed è la mia.
E ci ho messo un sacco di tempo, nell’ordine dei dieci anni e più, a renderla abitabile. A eliminare, a sfrondare e a innaffiare e far crescere quello che, per me, è veramente importante.
E’ la mia vita e la curo con rigore. Amo tenerla pulita.
E amo essere pulita anche io, a costo di farmi dire che sono troppo dura, che dò tagli troppo netti, che ho una morale da anni cinquanta.
Nella mia vita non c’è posto per l’ambiguità. Non c’è mai stato.
Figuriamoci adesso che comincia a essere bella e comincio a godermela in pieno, in mezzo alle persone belle di cui ho scelto di circondarmi.
Tutte selezionate, tutte volute, tutte amate anche nei loro casini, anche quando vanno in tilt e sono odiose, anche quando mi dicono cose che mai vorrei sentire, anche quando non approvo quello che fanno.
Io, fondamentalmente, sono una persona gentile. E, nella mia introversione di fondo, dò una possibilità a tutti.
Ma quando ho cominciato la storia con il Chimico mi sono ritrovata in un mondo dove l’ambiguità, il non detto, dove la malizia e il pettegolezzo erano la regola.
E io e il Chimico ci siamo trovati a dover fare una scelta.
La scelta è stata tagliare il marcio. Tagliare le mille pettegole che parlavano e parlavano di quello che c’era e non c’era tra noi.
Ma anche tagliare con il passato e con chi pensava di poter trattare me come era stata trattata la sua ex-fidanzata. Ho ascoltato racconti agghiaccianti su come veniva derisa, presa in giro. E li ho ascoltati dalle stesse persone che la deridevano. E che lo raccontavano come fosse stato esilarante, non immorale.
E io rabbrividivo.
E pensavo: queste persone no, queste persone non le voglio vicine (aspetta Strega, quello che stai pensando viene due righe più giù. Lo so che il Chimico ci ha messo del suo).
Non che l’ex-fidanzata del Chimico sia il genere di donna che mi andrebbe di frequentare. Era piuttosto un capolavoro di morale borghese e senso del pudore e dell’educazione. L’ex-fidanzata del Chimico era una donna di cartone. E perchè il Chimico si sia portato dietro una coperta di Linus per dieci anni questo è un problema che approfondirà lui, decidendo per sè stesso quando e come.
E spero che, per sè stesso, un giorno, anche faccia chiarezza sul perchè si trascinava dietro una personalissima corte dei miracoli. E perchè lasciava carta bianca a questa corte dei miracoli, e perchè permetteva che succedessero determinate cose.
Io penso che può succedere di tradire e di essere traditi. Ma salvaguardando sempre il proprio compagno, l’altra persona. Rispettando l’altra persona. Non trasformandolo nello scemo del villaggio.
E un’altra cosa che ho imparato (ma di recente) è che siamo due persone diverse. E che il dove e il come e il perchè sono problemi suoi.
La mia parte è scegliere che cosa è bene per me.
E non è bene per me frequentare persone per cui lo sport nazionale è parlare male una dell’altra, sopraffarsi a vicenda, mettersi in ridicolo e, per altro, cercare di fare lo stesso con me. Come se facessi parte del mucchio.
Se c’è uno stramaledetto difetto che ho è che mi porto dietro il rancore per secoli.
(Fortunatamente sono poco fisionomista. Se no chissà come sarei antipatica.)
E se ci penso sono ancora incazzata. E sono passati due anni abbondanti. Sono incazzata con chi, per invidia, per gelosia, ma anche solo per noia o per lenire il proprio personale e intimo dolore, ha fatto tutto il possibile per rovinarci il momento bellissimo dell’inizio della nostra storia d’amore.
Mi spiace.
Sono incazzata come se mi avessero telefonato all’ora di pranzo, in un giorno dal menù irripetibile.
Quindi, per favore, care amiche del Chimico, non ritornate periodicamente nella nostra vita a farmi ricordare quanto siete tristi. Perchè l’antipasto meraviglioso che avete disturbato con i vostri capricci è un fatto. Un fatto su cui non voglio tornare.
E non sono una stupida divetta da web a cui basta fare i complimenti sull’ironia e sull’intelligenza, grazie.
Siete abituate troppo bene. Siete abituate troppo facile. Siete abituate che basta chiedere scusa.
Non sarà l’ultima volta. Perchè con questa faccenda siete morbose.
Ma, mettiamola così, questa volta credo di essere stata magari meno cortese, ma sicuramente più chiara del solito.
Un’ultima cosa soltanto.
La prossima volta contattate direttamente il Chimico.
Non disturbatemi più.
Ma possibile che sono tossicchiosa e raffreddata? Che mi cola il naso il quattordici luglio? E sto prendendo gli antibiotici per l’otite.
Ma possibile che c’ho l’analista alle sette meno un quarto e mi darei alla macchia, se poi non mi spremesse come un cazzo di limone per sapere il perchè.
E me ne andrei al mare.
Asciugamano, costume.
E chiuderei il cervello. E non penserei alle mille cose da fare, come se fossero veramete urgenti.
Mercoledì devo andare a chiedere cose della siss, sempre che ritrovi i fogli che mi hanno chiesto. Giovedì dentista. Le ultime settimane in palestra. Il clima da vacanze che c’è lì dentro in questi giorni. Martedì cena con la mamma. Domanda per l’inutile concorso entro venerdì.
Esci il cane.
E io non vedo l’ora che sia agosto, la cana in vacanza con la mamma in vacanza, con la nalista in vacanza, con la palestra chiusa, con il vuoto pneumatico intorno.
Niente da fare anche a volerselo cercare.
Ho un piano.
Svaccarmi nella piscina vicino all’ufficio.
Mille libri.
E sole.
E basta.
Ma c’è ancora questa settimana e la prossima.
Poi mollo le ancore.

Quando ci siamo incontrati io e il Puntoggì abbiamo cominciato una storia.
In realtà io non ero convintissima. Venivo da una serie di sfasci e rivolgimenti sentimentali e vitali.
Ma poi abbiamo pensato che era una buona idea.
E siamo andati a convivere.
Questo della convivenza è stato un errore fatale perchè proprio io e il Puntoggì siamo come le frittelle di fiore di zucchina pucciate nella nutella, come le acciughe sott’olio con la marmellata, io e il Puntoggì ci accostiamo bene come il barolo al sushi, come la pizza col cappuccino.
Io starei sempre fuori di casa, lui si caccamizzava sul divano.
Lui aveva un’immensa collezione di fumetti. Per me tutto quello che si impolvera è da buttare.
Io mi porto a casa qualsiasi cosa, animale o persona bisognosa. Lui non voleva neanche la Gattamelata.
Io preparo una cena in tre minuti con qualsiasi cosa ci sia nel frigo. Lui mi chiamava con i lacrimoni perchè andava in tilt per il brodino di dado.
Abbiamo provato a scrivere una sceneggiatura insieme.
E la sceneggiatura è venuta anche carina, ma abbiamo dovuto ingoiare così tanti rospi e compromessi che abbiamo optato per le stanze separate.
In più avevamo un sacco di difetti in comune, eravamo due scialacquatori incontrollati, siamo entrambi introversi e coviamo il rancore per anni.
Poi, diciamolo, il Puntoggì è un uomo da culo. Io, fisicamente, non c’entro proprio niente.
E quindi, un bel giorno, ci siamo lasciati.
Perchè insieme era un inferno.
Quando ci siamo lasciati c’erano due opzioni:
La prima era continuare a darci le colpe a vicenda, E., ma checcavolo, ci tenevi proprio così tanto al quella minchia di omofobia? E potevi tirare un po’ meno la corda, potevi evitare di contraddirmi in pubblico, come quella volta di Vicenza, come i disgraziati giorni del No Tav.
E tu, Puntoggì non sei più l’uomo che ho conosciuto, ti sei impantofolito, imborghesato. Sei diventato uguale a tuo padre.
Ma sai che cosa c’è? Sai che cosa c’è? Io non sono tua madre!
Oppure potevamo tirarne fuori qualcosa di buono, a partire proprio dalla nostra diversità.
Dove vado io quando mi si rompono le cose elettroniche? Chi mi presta l’avvitatore? Chi mi fa vedere i film di fumetti?
E lui a quale porta bussa quando scrive le sue sceneggiature e ha bisogno di qualcuno che gli dica dove non va? E quando se ne va dove lo lacia il cane? E la ‘nduja? Con chi se la smezza la ‘nduja?
Perchè io e Il Puntoggì siamo diversi e sappiamo fare cose diverse.
Siamo stati insieme, non ha funzionato, ma io per crescere ho bisogno di lui e lui per fare ordine dentro di sè ha bisogno di me.
Mi è arrivato questo commento qui, da parte di una ragazza che si chiama Ylenia.
Bisogna che mi diate una mano voi. Perchè io non so cosa rispondere.
Ma rispondete con calma e pazienza, che è una ragazzina. Toni soft d’obbligo.
ciao diversamente equilibrata, mi chiamo ylenia e sono una ragazza di verona! volevo solo dirti che non devi assolutamente credere a quello che hanno detto i giornali sul fatto dell’aggressione razzista di verona. la vicenda è stata politicizzata perchè accaduta subito dopo le elezioni vinte dalla destra! è stato tutto gonfiato e il povero nicola è diventato un’arma d’attacco di sinistra. la sua morte è passata in secondo piano per mettere in risalto la lotta infinita tra destra e sinistra. che schifo. uno degli assassini era un mio compagno di classe e ti giuro che non ha mai sfiorato nessuno. quella sera erano ubriachi e fatti ed è successo un macello ma il razzismo non centra un cazzo!
ps il film american history è una figata
baci da una VERA veronese
Finalmente io e Il Chimico, con i nostri tempi, ce l’abbiamo fatta…Abbiamo scritto tutto il racconto della vacanza in Romania, con tanto di foto, dritte per chi vuole andare e consigli utili.
E’ qua:
La mia Nuova Amica, che è di sinistrissima, mi ha segnalato un’iniziativa.
Questa.
A me sembra geniale, e se volete, aderiamo in massa.

…e allora prendete anche le nostre impronte
Comunicato in merito al disegno di legge sulla schedatura dei Rom e Sinti
L’ANED (Associazione nazionale ex deportati) di Roma esprime la più sentita riprovazione per il disegno di legge che prevede la schedatura dei Rom e Sinti presenti sul territorio italiano, tramite la rilevazione delle impronte digitali come in uso per i criminali. Il provvedimento è particolarmente odioso e inaccettabile, perché rivolto anche ai bambini e a tutti i minori che, finora, anche se privi di documenti, hanno potuto frequentare la scuola pubblica del nostro paese. Il progetto di schedatura è, oltretutto, in totale contrasto con la Convenzione Internazionale per i Diritti del Fanciullo promulgata nel 1989 dall’ONU e ratificata dallo Stato italiano.
Tale provvedimento richiama procedure di schedatura razzista utilizzate dai regimi nazifascisti durante il secolo scorso, per costruire archivi che miravano alla individuazione, emarginazione, concentrazione e conseguente deportazione di ogni minoranza e diversità.
Nel caso che questo provvedimento venisse approvato, l’intero Consiglio direttivo dell’ANED di Roma chiede di essere schedato insieme ai Rom.
Aldo Pavia (Presidente)
Vera Michelin-Salomon (Vicepresidente)
Maurizio Ascoli
Stefano Batori
Sara Contardi
Grazia Di Veroli
Pupa Garribba
Eugenio Iafrate
Erminia Licitri
Rosa Melodia Scicchitano
Mirella Stanzione
Piero Terracina
Antonella Tiburzi
Claudia Zaccai
Roma, 26.06.2008

Me lo ha detto la mia amica Chiara Matematica che ti davano la droga gratis col Corriere della Sera, e io non ci volevo credere.
E invece è vero. Il corriere della sera dà la roba gratis. E’ una cosa che lo senti e poi ti fa l’effetto dello spinello, della cocaina o anche dell’extasy.
Io ho provato l’antidepressivo, che era quello che ti davano loro.
Cioè, tu ti metti le cuffie, no, e poi ti spari nelle orecchie un rumore che sembra la centrale pompe dell’ente Bacini. Oppure sembra un’altra cosa ma, cioè, capite, magari mi ha fatto venire su dei ricordi dell’infanzia. Ma mi sembrava proprio la Centrale pompe dell’Ente Bacini.
Allora tu te lo spari nelle orecchie e stai lì cinque minuti e ti devi concentrare.
Io non è che mi sono potuta tanto concentrare, in ufficio, con i colleghi che mi prendevano per il culo.
No, però, poi, quand’è finito ti senti tutta un’euforia, tutta un’apertura mentale che non lo potete sapere.
E io penso che se il Corriere della Sera spaccia queste cose, cioè, allora, sul sito del manifesto cosa troveremo? Io aspetto, poi un giorno faccio una cosa come mettere l’LSD nelle fogne. Se il manif dà una droga migliore io la sparo un giorno in ufficio, a tradimento. Tutti gli utenti in palla, pissenlov.
Oh, se ve le volete provare anche voi si scaricano aggratis qui.
Aggratis almeno la prima volta…
Domani mattina mi butto nello stereo la coca…
Appuntamento alle 18 davanti al Teatro Carlo Felice.
Se leggete da Genova siete i benvenutissimi, perchè mi sa che saremo pochini.
Ma questa cosa qui che segnala la Nessi non può essere lasciata passare sotto silenzio.
Il testo del volantino che distribuiremo è qui sotto. Pacato, ragionevole e onesto.
Cari cugini del PD,
siamo qui per richiedervi le scuse pubbliche per il volantino che vi alleghiamo e che consegnavate ieri in piazza Campetto.
Non per i contenuti che, in parte, condividiamo, ma per la mancanza di rispetto e di senso civico di questo esempio:
“Due zingarelle rapiscono un bambino (pena fino a otto anni)
Due zingarelle rubano un pezzo di formaggio al supermercato, scappano, spingono una guardia (pena fino a vent’anni)”.
Non dovremmo essere noi a farvi notare che scrivere “zingarelle” è un po’ come scrivere “negretti”.
E che il razzismo nel linguaggio è la porta del razzismo dei gesti.
Ma soprattutto non vorremmo essere noi a farvi notare che gli stessi dati della polizia confermano che il fatto che i Nomadi rubino i bambini è una leggenda metropolitana.
Se volete, andate a leggere qui: http://sergiobontempelli.wordpress.com/2008/05/21/bambinirapiti/
Fare opposizione è anche insegnare alle persone a pensare diversamente e criticamente. Non è usando lo stesso linguaggio e gli stessi stereotipi della destra che cambieremo, sul serio, questo paese.
Consegnare un volantino in cui due esempi su tre rimandano a stereotipi razzisti non solo porta questo paese a confermare la propria tendenza intollerante e pericolosa, ma ci consegna sempre di più nelle mani della destra, che dal razzismo attinge a piene mani per giustificare ogni sua operazione.
Se non ve ne accorgete neppure voi, chi se ne deve accorgere?
Gruppo Otto Marzo
http://semprelottomarzo.wordpress.com
stamp.in.prop
Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare.
Ho visto l’assemblea dei soci della mia cooperativa.
Ho visto un documentario sul fatturato del duemilasette, con i grafici, le torte e le cartine.
E non ci ho capito una fava.
E ho visto tutti gli altri che non ci capivano una fava.
Ma abbiamo capito quando ci hanno detto che nel duemilasette abbiamo guadagnato un sacco di soldi e che adesso ne prendiamo un po’ e ce li dividiamo per premio.
Ma io sono stata assunta nel duemilaotto, porcazozza.
E ho visto i capiservizio che parlavano e le signore delle pulizie che si lamentavano, ho fame.
E il presidente che diceva che sarà un anno difficile, il governo, la benzina e i mutui. Ma specialmente il governo.
E sarà un anno difficile perchè adesso gli appalti della sicurezza sono europei.
E abbiamo votato il bilancio sulla fiducia.
Io dico: se c’è più va bene.
E abbiamo votato i soldini in più.
E anche quelli che andranno a Verona all’assemblea nazionale.
La prossima volta vado anche io.
E ho visto consegnare targhe alla carriera.
E strette di mano e fotografie da mandare al giornale che arriva a casa a tutti i soci.
Ho visto i lavoratori della logistica fare domande al momento delle domande.
E ho capito che i colleghi della logistica ne sanno un fracco.
E poi sono stata copincollata in un tavolo da otto, tra strette di mano e presentazioni.
E mi sono ricordata di dire come mi chiamo, stringendo la mano alla gente, come mi ha insegnato il Chimico.
E ho conosciuto il mio collega siciliano, e ho saputo che riceve venti telefonate al giorno di gente che gli chiede di dire “Mondalbaaano sòno!”.
E lui lo dice a tutti, con pazienza, anche quando sono telefonate anonime.
E lo dice proprio uguale.
Domani lo chiamo anche io.
Ho visto la fila per il buffet.
E ho visto un uomo con la pistola che cercava di passare avanti.
E un uomo senza pistola che gli diceva di tornare indietro.
E quando un uomo con la pistola incontra un uomo con un vassoio di tartine
L’uomo con la pistola si mette in fila.
E ho incontrato il Poliziotto Huber.
Siamo colleghi da quattro anni. E abbiamo visto ogni cosa in tre cambi azienda.
Ma mai le signore delle pulizie che ballavano.
E un sacco di vino.
E anche un bel po’ di risate, con l’operativo che dobbiamo chiamare ogni mattina.
Minchia, tu sei delta-zero-cinquantuno!
E pensare che il primo impatto erano state le guardie giurate, bicipiti abbronzati, teste rasate, tatuaggi. L’impressione che al secondo bicchiere di vino cominciassero a cantare Faccetta Nera.
E invece no.
Così, a mezzanotte, me ne sono andata barcollante.
Ho bevuto troppo.
Ancora un bicchiere, che paga l’azienda.
Sono tornata a casa camminando a zig-zag e non lo facevo da molto tempo.
E oggi, per la cronaca, sono una schifezza.
Ma ho visto la mia nuova cooperativa, da vicino.
E non ho ancora capito se è un posto bellissimo o è il peggiore di tutti
Il governo ha cancellato (è arrivata oggi) la procedura per dare le dimissioni sul sito del ministero.
Così ricominceremo a firmare i contratti con le dimissioni allegate.
Grazie Nano Malefico.